Il gergo del "trobar clus"
Nel 1928 il critico Luigi Valli avanzò l’ipotesi che sotto il trobar clus (opposto al trobar leu) dei Fedeli d’Amore si esprimesse l’occulto simbolismo di una setta. Fu la lettura di un passo della sua opera che suscitò in me l’interesse per un possibile “secondo senso” sotto quello letterale di quelle liriche e sui possibili legami con le eresie che allora agitavano la Linguadoca. Fu dall’interesse per il gruppo dei Fedeli d’Amore che nacque quello per le eresie, le società segrete, le reminescenze pagane insite nel Cristianesimo ed il Santo Graal, eterno oggetto del desiderio per tutte le culture e dispensatore di sapienza e immortalità (in definitiva l’obiettivo di tutte gli aneliti verso il divino). Forse nelle oscure parole di spiriti ispirati che ci hanno tramandato poesie dal valore eterno e dal mirabile pregio stilistico, si nascondono segreti in grado di cambiare il nostro punto di vista sulla storia dell’Occidente.
I trovatori si rivolgevano alle loro dame con parole di difficile comprensione, alcune interpretabili come un elogio alla dama, mentre altre ancor oggi inintelligibili nonostante i ripetuti studi. Il Valli cita Donna me priega di Guido Cavalcanti come un esempio di acrobatismi verbali tali forse da irritare la donna a cui erano rivolti invece che ispirarne l’amore! Un’altra composizione di Guido lascia supporre che qualcosa si nasconda sotto l’interpretazione letterale; durante un soggiorno proprio a Tolosa, centro dell’eresia, incontrò una donna che gli ricordava quella lasciata a Firenze e a cui dedicò tali versi:
I trovatori si rivolgevano alle loro dame con parole di difficile comprensione, alcune interpretabili come un elogio alla dama, mentre altre ancor oggi inintelligibili nonostante i ripetuti studi. Il Valli cita Donna me priega di Guido Cavalcanti come un esempio di acrobatismi verbali tali forse da irritare la donna a cui erano rivolti invece che ispirarne l’amore! Un’altra composizione di Guido lascia supporre che qualcosa si nasconda sotto l’interpretazione letterale; durante un soggiorno proprio a Tolosa, centro dell’eresia, incontrò una donna che gli ricordava quella lasciata a Firenze e a cui dedicò tali versi:
Una giovine donna di Tolosa,
bell’è gentil, d’onesta leggiadria,
tant’è diritta e somigliante cosa,
ne’ suoi dolci atti, de la donna mia,
ch’è fatta dentro al cor desiderosa
l’anima in guisa che da lui si svia
e vanne a lei; ma tanto è paurosa
che no le dice di qual donna sia.
bell’è gentil, d’onesta leggiadria,
tant’è diritta e somigliante cosa,
ne’ suoi dolci atti, de la donna mia,
ch’è fatta dentro al cor desiderosa
l’anima in guisa che da lui si svia
e vanne a lei; ma tanto è paurosa
che no le dice di qual donna sia.
Egli non ha il coraggio di dire alla donna di Tolosa a quale lui già appartenga: sembra quasi un messaggio inviato a Firenze, per indicare l’incontro con una ramificazione francese della stessa setta attiva nella sua città.
L’amore potrebbe, quindi, esser solo un pretesto per esprimere altri concetti, usando un gergo che, quando è ben riuscito presenta al lettore delle belle poesie inneggianti la dama, ma quando non lo è fa trapelare il suo simbolismo occulto e non ne permette la comprensione.
L’amore potrebbe, quindi, esser solo un pretesto per esprimere altri concetti, usando un gergo che, quando è ben riuscito presenta al lettore delle belle poesie inneggianti la dama, ma quando non lo è fa trapelare il suo simbolismo occulto e non ne permette la comprensione.