Catari e Fedeli d'Amore
I trovatori francesi vissero nell’area interessata dall’eresia catara, che non fu un movimento minoritario che si staccava dall’ortodossia, ma rappresentò una vera e propria Chiesa che godeva dell’adesione di gran parte della popolazione: è ragionevole, quindi, pensare che molti poeti fossero di fede catara.
Quel che è più ardito pensare è che sotto la Donna misteriosa e potente da loro cantata si nascondesse proprio la Chiesa catara o la Sapienza suprema, la Gnosi, a cui dovevano anelare i Perfetti. I Fedeli d’Amore, perciò, si configurerebbero come una setta che doveva celare il suo credo agli occhi degli inquisitori cattolici e che, per questo scopo, aveva ideato un gergo segreto con cui poter comunicare tra adepti.
Questa setta sarebbe stata estirpata dalla crociata contro gli Albigesi, ma le sue idee sarebbero sopravvissute ed emigrate in Italia insieme alle liriche dei poeti, trasferendosi alla corte di Federico II e, successivamente, ai rimatori toscani e agli Stilnovisti, fino ad interessare l’opera di Dante. Con queste ipotesi non si vuole sminuire il genio poetico di così grandi poeti, ma solo interrogarsi verso quale obiettivo fosse indirizzato questo genio, dubitando che esso servisse esclusivamente una donna, per quanto angelicata, e soprattutto fosse del tutto in linea con gli insegnamenti della Chiesa di Roma (contro la quale Dante lancia spesso le sue invettive).
Firenze divenne un centro di diffusione dell’eresia catara, tanto che nel 1245 si svolse contro di essa un grande processo condotto dall’inquisitore Ruggero Calcagni, a riprova che sicuramente anche gli Stilnovisti vennero in contatto con l’eresia. Inoltre, non era alieno dalle usanze catare un modo di esprimersi gergale, tramite parole d’ordine. Catari pare fossero Farinata degli Uberti e Cavalcante Cavalcanti, mentre il figlio Guido è detto "patarino", termine che nel Duecento stava per cataro.
Quel che è più ardito pensare è che sotto la Donna misteriosa e potente da loro cantata si nascondesse proprio la Chiesa catara o la Sapienza suprema, la Gnosi, a cui dovevano anelare i Perfetti. I Fedeli d’Amore, perciò, si configurerebbero come una setta che doveva celare il suo credo agli occhi degli inquisitori cattolici e che, per questo scopo, aveva ideato un gergo segreto con cui poter comunicare tra adepti.
Questa setta sarebbe stata estirpata dalla crociata contro gli Albigesi, ma le sue idee sarebbero sopravvissute ed emigrate in Italia insieme alle liriche dei poeti, trasferendosi alla corte di Federico II e, successivamente, ai rimatori toscani e agli Stilnovisti, fino ad interessare l’opera di Dante. Con queste ipotesi non si vuole sminuire il genio poetico di così grandi poeti, ma solo interrogarsi verso quale obiettivo fosse indirizzato questo genio, dubitando che esso servisse esclusivamente una donna, per quanto angelicata, e soprattutto fosse del tutto in linea con gli insegnamenti della Chiesa di Roma (contro la quale Dante lancia spesso le sue invettive).
Firenze divenne un centro di diffusione dell’eresia catara, tanto che nel 1245 si svolse contro di essa un grande processo condotto dall’inquisitore Ruggero Calcagni, a riprova che sicuramente anche gli Stilnovisti vennero in contatto con l’eresia. Inoltre, non era alieno dalle usanze catare un modo di esprimersi gergale, tramite parole d’ordine. Catari pare fossero Farinata degli Uberti e Cavalcante Cavalcanti, mentre il figlio Guido è detto "patarino", termine che nel Duecento stava per cataro.