Halloween: festa consumistica, rito pagano o celebrazione dei defunti?
Dolcetto o scherzetto? Da qualche anno la festa di Halloween, da molti percepita come la solita invadente americanata, ha preso piede anche in Italia, dove tradizionalmente il Primo Novembre è dedicato alla celebrazione di Ognissanti e alla visita dei defunti nei cimiteri.Questa festa, però, ha radici molto più antiche, che spiegano anche la genesi dei suoi più noti simboli, come la zucca. Anticamente essa era il Capodanno celtico, la festa di Samhain, la "fine dell'estate", che segnava il passaggio dalla stagione calda a quella fredda, il periodo in cui si dovevano metter via le provviste per l'inverno, il tempo delle migrazioni per resistere ai rigori dell'inverno. E' il giorno che "non esiste", che gravita in una dimensione sospesa, in cui il mondo dei morti e quello dei vivi possono entrare in contatto e sono, quindi, liberati tutti gli spiriti e gli spettri. Per questo bisogna riunirsi ed accendere i falò, perchè da soli non si sopravviverebbe ad una notte come questa. Si tratta dell'antico mito di morte e rinascita che si trova in molte culture e che fa da scenario alla storia di Persefone, figlia di Demetra (una dei tanti volti della Dea Madre) rapita dal re dell'Oltretomba, Ade: la madre farà un patto col dio, in base al quale la figlia resterà con lui solo sei mesi all'anno, quelli in cui lei,distrutta dal dolore, non permetterà alla terra di dare i suoi frutti agli uomini.
Come successe per molte altre feste pagane, con l'avvento del Cristianesimo si cercò di rivestire gli antichi riti di una sacralità cristiana: l'importante festività che celebrava l'inizio dell'inverno e il contatto tra vivi e morti diventò il giorno adatto per festeggiare i Santi e i cari estinti, della cui intercessione si ha bisogno per affrontare il periodo più duro dell'anno (oggi la vita non è più legata ai ritmi della terra ma non dimentichiamo che l'inverno è anche la stagione più povera di luce,fatto che influisce in maniera negativa sull'umore e, quindi, resta difficile da affrontare anche per chi ha i frutti della terra tutto l'anno ed una casa riscaldata).
Visto che i defunti, in questa notte cupa, vagano per il mondo portando con sè dei fuochi (in realtà derivanti dall'avvistamento di "fuochi fatui") per attirare i vivi e portarli nell'aldilà, è opportuno munirsi di zucche svuotate ed illuminate all'interno e mettersi maschere spaventose per respingerli. L'usanza delle zucche deriva da antiche leggende irlandesi, ma anche in certe zone del Piemonte, della Liguria, del Friuli, dell'Emilia Romagna, del Lazio della Toscana, della Sardegna e del Molise, è documentato l'uso di zucche o rape svuotate o di fantocci rappresentanti spettri e streghe.
La zucca come principale simbolo della festa ha origini molto antiche ed è sempre stato associato alla fertilità, ricorrendo anche in magiche ricette per assicurarsi la procreazione. Essa nella cultura romana era associato al dio Priapo, divinità della virilità e della fecondazione; la zucca è, quindi, sia simbolo fallico che simbolo della Dea madre, portando dentro di essa fertili semi.
Processioni dei defunti legate ai riti agrari, con visioni di morti da parte di certe persone dotate di poteri sovrannaturali (visioni che possono essere alla base delle rappresentazioni figurative di Danze Macabre medievali e rinascimentali) si trovano nel foklore friulano e lucano, a riprova che l'alone magico ed orrorifico della notte di Ognissanti non è solo un'importazione d'oltreoceano.
E i dolcetti? Il cibo è sempre stato un elemento di collegamento tra vivi e morti, usato per propiziarsi il loro favore e per ricordarci che, come essi nutrono la terra con i loro corpi favorendone la fertilità, così noi dobbiamo ripagarli con offerte prelibate.
Halloween, perciò, non è solo la festa in cui si spende denaro per comprare costumi e dolciumi, aspetto che gli Americani hanno saputo sfruttare molto bene e dal quale siamo stati facilmente contagiati, ma è anche un rito antico legato al Ciclo della Vita e della Morte.