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La "Tinassa" di Moncrescente a Melazzo (Al): sulle tracce di streghe, Templari e...tesori

scorcio_tinassa.jpgTra le colline impervie che dominano la valle dell'Erro possiamo trovare i perfetti ingredienti per una storia di magia e di mistero: un grande castello in rovina dalla pianta ottagonale seminascosto dalla vegetazione, dalla forma simile ad un recipiente per il vino, che gli ha valso il nome dialettale di "tinassa", cioè "tinozza". Avvicinandosi a Moncrescente è inevitabile notare le sue imponenti torri che si stagliano contro il cielo e che fanno pensare alla maestosità che doveva possedere un tempo la costruzione, sita in un luogo strategico, dominante il bacino dell'Erro e della Bormida.
La prima caratteristica interessante di questo luogo è certamente la pianta ottagonale, tipica delle costruzioni appartenenti ai Cavalieri Templari. Il noto ordine di monaci guerrieri aveva documentati possedimenti nei dintorni, come la mansione di Acqui Terme e di Ponzone. La pianta ottagonale si può ricondurre alla Cupola della Roccia del Tempio di Gerusalemme: il numero 8 è associato alla resurrezione. A pianta ottagonale è anche il misterioso Castel Del Monte in Puglia.
Le prime notizie pervenuteci del castello di Moncrescente risalgono ad un documento del 1039. Lo ritroviamo come scenario per l'opera di un umanista, Giuseppe Betussi, "La Leonora, ragionamento sulla vera bellezza", dialogo conviviale dedicato ad Eleonora Croce, moglie del Conte Falletti, signore di Melazzo. Esso è ambientato nel 1552 tra i ruderi di Moncrescente e, perciò, sappiamo che a quell'epoca il maniero era già in rovina.

In una bella giornata dalle temperature rigide ma dal cielo terso mi sono avventurata su per il sentiero che parte dalla strada per Castelletto D'Erro; dopo una camminata di circa un quarto d'ora si può ammirare il panorama dalla cima del poggio di Moncrescente.
Arrivati ai piedi del castello si possono osservare le torri imponenti, le arcate, le alte mura e anche azzardarsi a visitare l'interno, nonostante non ci senta perfettamente al sicuro, in quanto le mura presentano profonde crepe e, se non si provvederà presto ad un intervento di restauro e consolidamento, quest'opera sorprendente non potrà essere ammirata ancora a lungo. CIMG0054.JPGLa crepa più evidente, che taglia nettamente un'intera parete, però, non è dovuta al decadimento, ma ad un fulmine che colpì la costruzione durante un terribile temporale estivo. Accanto al Castello si trova una casa ora diroccata e dall'aspetto piuttosto tenebroso che fino a non molti anni fa era abitata da una famiglia di mezzadri che, a causa del fulmine citato, persCIMG0073.JPGe una povera capretta.

Questo castello dalla forma tanto caratteristica ha ispirato una leggenda popolare, secondo la quale esso sarebbe un enorme tino realizzato dagli uomini. Un'opera tanto pretenziosa, però, suscitò l'invidia del diavolo, che decise di capovolgerlo.  Tuttavia esso non divenne inutile, ma servì da roccaforte da allora nota col nome di "Tinassa" e continuò ad  essere legato a presenze demoniache, in quanto sembra essere stato e forse essere ancora, teatro prediletto per i sabba delle streghe.

La stregoneria, infatti, sembra trovare terreno fertile in tutto l'Acquese e tante leggende rimandano alla presenza delle adepte del diavolo. Non dimentichiamo che Acqui è un territorio sotto al quale la terra ribolle, emanando effluvi sulfurei, uno scenario ideale per immaginarvi la presenza del demonio ed anche per attribuire particolari poteri a chi vive su tale ribollire d'energie, dalle quali può trarre capacità curative e terapeutiche, che sconfinano nella magia. Sono terre abitate anticamente dai Celti, noti per le pratiche magiche e per la credenza negli spiriti delle fonti, come Borvo. I Celti sceglievano come luoghi privilegiati per il culto dei loro dei, specialmente della grande Dea Madre, luoghi nei pressi di una fonte sacra o di un'acqua guaritrice. Essi erano i nemeton (dalla radice nemus=bosco), radure nella foresta che, grazie alla presenza di sorgenti, erano in diretto contatto con le forze vive, fecondanti, materne che sorgevano dal ventre della Terra. Questi luoghi alla confluenza di correnti energetiche dai poteri terapeutici sono stati, in seguito, i luoghi prescelti per chiese cristiane, cappelle, luoghi di culto mariano, magari con la presenza di Madonne nere che richiamavano al paganesimo. E quale terra sembra più adatta di questa dell'Acquese per aver ispirato le credenze celtiche? Ad Acqui c'è la fonte della Bollente, a circa 73 gradi, e la fonte dell'Acqua Marcia, a circa 19 gradi. Quest'ultima fonte si trova nei pressi del Monte Stregone, altro luogo magico dove si dice fin dal 1600 le streghe si riuniscano per i sabba e dove le viti non attecchiscono, sentendo la terra gli influssi demoniaci.
Salendo su per il sentiero di Moncrescente, ad un certo punto, prima dell'ultimo ripido tratto, ci si trova effettivamente a dover attraversare una vasta radura...che sia essa un nemeton? E il punto in cui sorge il castello potrebbe costituire un omphalos, luogo in cui si concentrano le forze telluriche? Che la Tinassa continui ad essere prediletto da sedicenti maghi e teatro per culti neopagani mi è stato testimoniato da un ben informato e loquace signore del luogo: tempo fa ha dovuto segnalare all'attuale proprietario del bosco in cui sorge la Tinassa la presenza periodica e costante di parecchie persone, che non sembravano semplici turisti, visto che le loro visite erano principalmente notturne. Così, una notte, il proprietario ha deciso di andar a controllare che cosa stessero facendo, a quanto pare non intimorito dal possibile incontro con seguaci del diavolo. Ha così visto un gruppo di persone in cerchio che bruciavano un fantoccio di paglia: un rito pagano in piena regola, che potrebbe proprio essere ispirato a riti celtici. di purificazione, feste del Fuoco, come Beltene, poi diventata Calendimaggio.  Minacciandoli di chiamare le forze dell'ordine li ha poi messi in fuga.

Lo stesso simpatico signore che mi ha informato della cacciata dei membri della setta, mi ha anche reso partecipe di una storia molto curiosa ed interessante. Egli racconta che, proseguendo lungo il sentiero oltre la Tinassa, in una zona che diventa sempre più selvaggia, ci s'imbatte in un pozzo, ma non un pozzo comune...un POZZO DEL TESORO!!! La storia è questa: circa settanta anni fa arrivarono a Melazzo dei Francesi a reclutare gente del paese per un lavoro di scavo. Si cominciò così a scavare e si arrivò alla notevole profondità di circa 80 metri. Ma era chiaro che questo pozzo fosse di una natura particolare: non era fatto per trovare l'acqua, ma per scendere nelle viscere del monte a trovare qualcos'altro. Si cominciò a vociferare di un tesoro sepolto, magari legato alla storia secondo la quale Moncrescente è collegato al castello di Melazzo (una pregevole costruzione fortificata dell'XI secolo) attraverso un passaggio sotterraneo che comincia con una scala elicoidale. Il pozzo in questione ha un'architettura particolare, a rampe alterne discendenti.
I Francesi, poi, all'improvviso, se ne andarono, apparentemente senza aver trovato nulla e senza pagare nessuno degli operai! Il pozzo rimase aperto per un bel po', ma dopo aver causato la morte di molti cani di cacciatori che vi scivolavano dentro, fu chiuso. Il narratore di questa storia dice che è curioso gettarvi una monetina e sentire per quanto tempo la si sente echeggiare nella caduta battendo sulla quella specie di scala ripidissima che costituisce il pozzo: le rampe sembrano davvero addentrarsi nelle profondità più estreme della Terra.
Questa storia mi ha subito richiamato alla mente quella del "pozzo del denaro" a Oak Island, isola della Nuova Scozia. Una storia che si trascina dal 1750, anno del ritrovamento da parte di tre ragazzini dell'imboccatura di un pozzo, fino al Novecento, una storia di scavi, di società create appositamente per finanziare la ricerca del tesoro e sostenuta persino dal presidente Franklin Delano Roosevelt e da attori come John Wayne ed Errol Flynn. E' una storia di continui fallimenti e di vari incidenti, che però ancor oggi non fanno desistere chi si reca sull'isola alla ricerca di tesori sepolti. in quel caso si parlò del tesoro dei Templari, basandosi sulla leggenda secondo la quale, dopo la persecuzione dell'Ordine, una parte di essi si rifugiò prima in Inghilterra e poi da lì raggiunse il continente americano, portando con sè il proprio preziosissimo tesoro.
E come si è già detto anche a Moncrescente possiamo ipotizzare la presenza templare...che il tesoro cercato dai misteriosi Francesi fosse proprio il leggendario tesoro dei Templari?
Sicuramente su questo luogo c'è ancora molto da indagare  e da scoprire. Tanti interrogativi rimangono aperti: da dove venivano precisamente e chi erano i misteriosi Francesi? Perché decisero di scavare proprio in quel punto preciso? La loro sparizione improvvisa fu dovuta al fatto che non trovarono nulla o che trovarono qualcosa che non volevano condividere?
Questo luogo non ha certo niente da invidiare a siti storici molto più noti come i castelli catari di Peyrepertuse o Queribus (ai quali tra l'altro un po' assomiglia).
Su questo luogo l'informato signore che abita ai piedi di Moncrescente, ha giustamente detto :"Qui abbiamo una cosa che non c'è in nessun'altra parte del mondo!"
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