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Peredur. In questa versione gallese la storia è simile a quella narrata da Chrétien, in cui un eroe vissuto quasi allo stato selvaggio si trova coinvolto in varie avventure prima di giungere al castello del Graal. Si svolge anche un episodio significativo, che ritroviamo simile ma non perfettamente uguale in Chétien: Peredur giuge alla corte di Re Artù poco prima che un misterioso cavaliere facesse un affronto alla regina Gwenhwyfar (Ginevra), gettandole addosso il contenuto di una coppa. Questa coppa prefigura il Graal e si può ricondurre alla sua natura femminile, mentre il contenuto alla natura maschile; il Graal, infatti, è assimilabile ad un ventre atto a contenere il seme maschile (così viene letto anche da chi lo intende come grembo di Maria o di Maria Maddalena legandolo alla stirpe di Gesù). In quest’ottica la colpa del cavaliere risulterebbe chiara: egli avrebbe stuprato la regina. Tornando a Peredur, egli poi giungerà ad assistere al corteo del Graal, composto da una lancia da cui scendono tre ruscelli di sangue e da due donzelle che portano un piatto che contiene una testa mozzata immersa nel sangue; il Graal non è nominato, ma pare essere il piatto. La testa mozzata si può ricollegare alla mitologia celtica e ricorda anche la testa misteriosa che sembra costituisse l’idolo dei Templari. Egli non fa domande e solo molto più tardi gli verrà spiegato che in quel momento avrebbe potuto ridare vita e fecondità ad un regno sterile a causa dell’impotenza del re. Dopo numerose prove si troverà nuovamente al castello del Graal, dove un giovane biondo si dichiarerà colpevole di tutte i fatti negativi presenti nel romanzo come pure “portatrice” del piatto con la testa mozzata. Il senso della queste si rivela come la realizzazione di una vendetta che dovrà subire questo personaggio dall’ambigua sessualità, forse immagine della divinità femminile celtica, la Dea Madre già incarnata in personaggi come Ginevra o la Fata Morgana.

Il romanzo di Goffredo. L’eroe Goffredo assiste alla corte di re Artù ad un affronto perpetrato da un cavaliere, Taulat, alla regina Ginevra e parte in cerca di vendetta. Si imbatte in un giardino meraviglioso dove vive la bella Brunissen, di cui s’innamora. Questo personaggio appartiene alla tradizione occitanica evocando il nome di una dea protettrice delle strade, che può essere stato assimilata dal Cristianesimo e  celebrata attraverso le numerose Vergini Nere dell’Occitania. L’eroe giunge, poi, al castello di un re ferito, Meliano, vittima di Taulat. Goffredo spargerà il sangue di Taulat portando a termine una vendetta privata, come in Peredur. Il Graal non è mai nominato, ma la storia presenta molte analogie con i romanzi del Graal.

Perlesvaux. Il racconto inizia subito col tema della vendetta, in quanto la madre di Perlesvaux gli chiede di vendicare suo padre uccidendo un nemico che gli ha rubato i suoi domini. Compare per la prima volta il personaggio di Giuseppe d’Arimatea, il cui scudo viene donato a Perlesvaux da tre messaggeri del Re Pescatore. Vengono, poi, narrate le avventure di alcuni cavalieri della Tavola Rotonda. Galvano assiste al Corteo del Graal durante il quale viene servito un succulento pranzo (si ritorna al mito celtico dell’abbondanza) e due pulzelle portano il Graal e una lancia; poi il Graal prende le sembianze di un bambino e Galvano vede un Crocefisso, ma caduto in estasi non pone le domande necessarie al successo della queste. Anche Lancillotto del Lago tenta la ricerca, ma non può portarla a termine essendosi macchiato di adulterio con la regina Ginevra. Poi rientra in scena Perlesvaux che compie la sua vendetta in modo assai cruento: decapita dodici nemici e ne raccoglie il sangue in un paiolo, dove infine annega il loro capo. Ancora una vendetta dal sapore pagano e arcaico. Anche lui giungerà nel castello del Graal dove esso apparirà per la prima volta sotto forma di un calice, per poi scomparire per sempre.
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